Titolo originale:
Nazione: USA
Anno: 2011
Genere: drammatico
Durata: 2h19m
Regia: Gavin O’Connor
Sceneggiatura: Cliff Dorfman, Gavin O’Connor, Anthony Tambakis
Fotografia: Masanobu Takayanagi
Musiche: Mark Isham
Cast: Joel Edgerton, Tom Hardy, Nick Nolte, Jennifer Morrison, Frank Grillo, Kevin Dunn, Maximiliano Hernandez, Bryan Callen, Sam Sheridan, Fernando Chien, Jake McLaughlin, Vanessa Martinez, Denzel Whitaker, Carlos Miranda, Nick Lehane, Laura Kenley Chinn, Noah Emmerich, Dan Caldwell, Timothy Katz
Trama
Tommy Conlon è un ragazzo con un passato tragico a causa di un padre alcolizzato dal quale è fuggito assieme alla madre. Suo fratello Brendan è, invece, rimasto con il padre perché aveva una ragazza che poi ha sposato. E’ diventato professore e a per sempre messo da parte il suo passato di lottatore. Tommy ritorna a casa dopo oltre dieci anni per chiedere a suo padre di aiutarlo ad allenarsi per partecipare a “Sparta”, la più grande competizione di arti marziali miste della storia. Tommy vuole vincere il premio per una promessa fatta alla moglie di un suo ex compagno d’armi, mentre il fratello Brendan, deve riuscire a vincere per non perdere la casa dove vive con la moglie e le sue due bambine.
Recensione
Il film sulla boxe e sulla lotta in genere tendono sempre a fare una metafora sulla vita. Anime perse, persone in difficoltà economica o private dei sentimenti. Un mare di sofferenza e di degrado nel quale provano a sopravvivere i personaggi dei film sconvolti nelle loro vite. “Warrior” non di discosta per nulla dal tema, anche qui la competizione fisica rappresenta l’unica possibilità di emergere o di rivalsa. Da “Toro scatenato” a “Rocky”, da “Million dollar baby” a “The wrestler” c’è sempre bene e male, anche se spesso si intrecciano lasciando spazio alla violenza, spesso crudele e gratuita. In “Warrior” c’è anche l’antieroe, è russo, compaesano di Ivan Drago che voleva “spiezzare in due” il povero Rocky.
Il regista Gavin O’Connor scrive una sceneggiatura, assieme a Anthony Tambakis e Cliff Dorfman, che offre una lettura molto semplice, anche se riesce a offrire un elemento nuovo: la duplicazione dell’eroe. In ogni film dove la competizione è regina, c’è sempre un eroe per il quale fare il tifo. E’ l’uomo comune, il lottatore, che vede nello sport l’unica possibilità di rivalsa e di cambiare la propria vita, fino a quel momento mediocre. In “Warrior” gli eroi sono, infatti, due. Due fratelli. Entrambi legati da un padre in passato alcolizzato, capace di ridurre a brandelli l’intera famiglia. Due fratelli legati da un passato triste. Due eroi in competizione, tra loro. Difficile sostenere uno dei due fratelli, perché entrambe le storie sono profonde e tristi. Tommy ha dovuto accudire da solo una madre sofferente e in seguito si è trovato di fronte gli orrori della guerra; Brendan ha cercato di farsi una famiglia, ma i problemi economici lo colpiscono fino a strangolarlo. In mezzo a loro, un padre che cerca di riconquistare la loro stima, il loro affetto.
O’Connor regista coglie ogni elemento e ogni sfumatura del genere senza eccedere nella tragicità della storia. Non c’è melodramma, ma soltanto il reale dolore sul quale i protagonisti evitano di affossarsi. I personaggi si staccano della storia aprendosi nelle loro fragilità; uomini duri, interpreti di una delle forme di lotta tra le più violente, le arti marziali miste (mixed martial art, MMA), messi a nudo nelle loro debolezze. La storia si concentra inoltre sul rapporto critico dei due fratelli, simile a quanto visto in “The fighter”, e la voglia di riprendersi la propria vita, elemento presente in “Cinderella man” e “Rocky”. L’unica pecca registica che si può imputare riguarda le scene sul ring non propriamente adeguate all’MMA.
“Warrior” è un bel film soprattutto per le pregevoli interpretazioni del cast, in particolare di Tom Hardy nei panni di un ragazzo dal cuore tenero, ma indurito dalla vita e Nick Nolte, un padre vecchio consapevole dei suoi errori e frustrato dall’impossibilità di redenzione. Peccato, però, che ciò che vediamo nella versione italiana del film è distrutto dal pessimo doppiaggio di entrambi.
Un buon film, nonostante abbia una trama banale e raccontata in maniera a volte confusa, ed i "colpi di scena" siano telefonati fin dal primo quarto d'ora del film.
Buona la colonna sonora, in particolare durante il torneo dove tutto è spettacolo e agonismo.
“Warrior” è un film intenso, emozionante, struggente. Nolte e Hardy offrono interpretazioni sublimi penalizzate dal pessimo doppiaggio. Storia dalle ottime premesse, ma dallo sviluppo troppo ruffiano e lezioso. Almeno, le oltre due ore di film scorrono senza mai annoiarsi.
Nazione: USA
Anno: 2011
Genere: drammatico
Durata: 2h19m
Regia: Gavin O’Connor
Sceneggiatura: Cliff Dorfman, Gavin O’Connor, Anthony Tambakis
Fotografia: Masanobu Takayanagi
Musiche: Mark Isham
Cast: Joel Edgerton, Tom Hardy, Nick Nolte, Jennifer Morrison, Frank Grillo, Kevin Dunn, Maximiliano Hernandez, Bryan Callen, Sam Sheridan, Fernando Chien, Jake McLaughlin, Vanessa Martinez, Denzel Whitaker, Carlos Miranda, Nick Lehane, Laura Kenley Chinn, Noah Emmerich, Dan Caldwell, Timothy Katz
Trama
Tommy Conlon è un ragazzo con un passato tragico a causa di un padre alcolizzato dal quale è fuggito assieme alla madre. Suo fratello Brendan è, invece, rimasto con il padre perché aveva una ragazza che poi ha sposato. E’ diventato professore e a per sempre messo da parte il suo passato di lottatore. Tommy ritorna a casa dopo oltre dieci anni per chiedere a suo padre di aiutarlo ad allenarsi per partecipare a “Sparta”, la più grande competizione di arti marziali miste della storia. Tommy vuole vincere il premio per una promessa fatta alla moglie di un suo ex compagno d’armi, mentre il fratello Brendan, deve riuscire a vincere per non perdere la casa dove vive con la moglie e le sue due bambine.
Recensione
Il film sulla boxe e sulla lotta in genere tendono sempre a fare una metafora sulla vita. Anime perse, persone in difficoltà economica o private dei sentimenti. Un mare di sofferenza e di degrado nel quale provano a sopravvivere i personaggi dei film sconvolti nelle loro vite. “Warrior” non di discosta per nulla dal tema, anche qui la competizione fisica rappresenta l’unica possibilità di emergere o di rivalsa. Da “Toro scatenato” a “Rocky”, da “Million dollar baby” a “The wrestler” c’è sempre bene e male, anche se spesso si intrecciano lasciando spazio alla violenza, spesso crudele e gratuita. In “Warrior” c’è anche l’antieroe, è russo, compaesano di Ivan Drago che voleva “spiezzare in due” il povero Rocky.
Il regista Gavin O’Connor scrive una sceneggiatura, assieme a Anthony Tambakis e Cliff Dorfman, che offre una lettura molto semplice, anche se riesce a offrire un elemento nuovo: la duplicazione dell’eroe. In ogni film dove la competizione è regina, c’è sempre un eroe per il quale fare il tifo. E’ l’uomo comune, il lottatore, che vede nello sport l’unica possibilità di rivalsa e di cambiare la propria vita, fino a quel momento mediocre. In “Warrior” gli eroi sono, infatti, due. Due fratelli. Entrambi legati da un padre in passato alcolizzato, capace di ridurre a brandelli l’intera famiglia. Due fratelli legati da un passato triste. Due eroi in competizione, tra loro. Difficile sostenere uno dei due fratelli, perché entrambe le storie sono profonde e tristi. Tommy ha dovuto accudire da solo una madre sofferente e in seguito si è trovato di fronte gli orrori della guerra; Brendan ha cercato di farsi una famiglia, ma i problemi economici lo colpiscono fino a strangolarlo. In mezzo a loro, un padre che cerca di riconquistare la loro stima, il loro affetto.
O’Connor regista coglie ogni elemento e ogni sfumatura del genere senza eccedere nella tragicità della storia. Non c’è melodramma, ma soltanto il reale dolore sul quale i protagonisti evitano di affossarsi. I personaggi si staccano della storia aprendosi nelle loro fragilità; uomini duri, interpreti di una delle forme di lotta tra le più violente, le arti marziali miste (mixed martial art, MMA), messi a nudo nelle loro debolezze. La storia si concentra inoltre sul rapporto critico dei due fratelli, simile a quanto visto in “The fighter”, e la voglia di riprendersi la propria vita, elemento presente in “Cinderella man” e “Rocky”. L’unica pecca registica che si può imputare riguarda le scene sul ring non propriamente adeguate all’MMA.
“Warrior” è un bel film soprattutto per le pregevoli interpretazioni del cast, in particolare di Tom Hardy nei panni di un ragazzo dal cuore tenero, ma indurito dalla vita e Nick Nolte, un padre vecchio consapevole dei suoi errori e frustrato dall’impossibilità di redenzione. Peccato, però, che ciò che vediamo nella versione italiana del film è distrutto dal pessimo doppiaggio di entrambi.
Un buon film, nonostante abbia una trama banale e raccontata in maniera a volte confusa, ed i "colpi di scena" siano telefonati fin dal primo quarto d'ora del film.
Buona la colonna sonora, in particolare durante il torneo dove tutto è spettacolo e agonismo.
“Warrior” è un film intenso, emozionante, struggente. Nolte e Hardy offrono interpretazioni sublimi penalizzate dal pessimo doppiaggio. Storia dalle ottime premesse, ma dallo sviluppo troppo ruffiano e lezioso. Almeno, le oltre due ore di film scorrono senza mai annoiarsi.
Voto: 78%




















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