martedì 30 novembre 2010

SCOPERTE 271 OPERE DI PABLO PICASSO

Pablo Picasso inedito
Da oltre 30 anni nella casa un elettricista oggi in pensione, Pierre Le Guennec, erano conservate 271 opere di Pablo Picasso. Secondo quanto affermato da alcuni critici, almeno 175 opere sono del tutto inedite, assenti da ogni catalogo. Le opere, tra le quali spiccano per rarità 9 collage cubisti, risalgono tutte al periodo 1900-1932.
Qualche mese fa, Pierre Le Guennec che aveva lavorato all’installazione dei sistemi d’allarme in alcune residenze di Picasso durante gli ultimi tre anni di vita del maestro si mette in contatto con il figlio del pittore, Claude, per farsi autenticare una serie di opere. A settembre, viene fissato un incontro a Parigi per autenticare le 175 inedite. Una volta accertata l’autenticità è scattata la denuncia del figlio di Picasso alle autorità per ricettazione.
Le Guennec assicura di avere ricevuto il tutto in regalo dal maestro e dalla allora moglie Jacqueline, morta nel 1986. Claude Picasso risponde affermando che il padre, pur essendo una persona molto generosa, difficilmente avrebbe potuto regalare un patrimonio così considerevole ed inoltre quando regalava una sua opera la datava e la firmava, aggiungendo una dedica.
Il 5 ottobre la polizia si è presentata in casa di Le Guennec per sequestrare le opere, stimate approssimativamente intorno ai 60 milioni di euro. Al momento le opere sono custodite in una cassaforte dell’OCBC, l’Ufficio centrale di lotta contro il traffico dei beni culturali, alle porte di Parigi, in attesa che l’inchiesta vada avanti.


venerdì 26 novembre 2010

PIPPI CALZELUNGHE COMPIE 65 ANNI

Pippi Calzelunghe
Pippi Calzelunghe, la celebre bambina che vive in Villa Colle con il cavallo Zietto e la scimmietta Signor Nilsson, compie oggi 65 anni.
Nel 1941 Karin, figlia di Astrid Lindgren, fu vittima di una polmonite ed ogni sera la madre le stava accanto raccontandole delle fiabe. Una sera, Karin le chiese la storia di Pippilotta Viktualia Rullgardina Krusmynta Efraimsdotter Långstrump (divenuto in italiano Pippilotta Viktualia Rullgardina Succiamenta Efraisilla Calzelunghe), un nome da lei inventato sul momento. La Lindgren, visto il nome particolarmente assurdo, decise che anche la personalità e le vicende di Pippi Calzelunghe dovessero essere strampalate. Karin gradì le avventure di Pippi così tanto da diventare la sua eroina preferita. Nel 1944 la Lindgren si slogò una caviglia cadendo sul giacchio e rimase a letto alcuni giorni. Iniziò a scrivere un manoscritto contenente le storie di Pippi Calzelunghe. Fu pubblicato nel 1945 ed il successo dei racconti  fu tale che Pippi divenne presto protagonista di una serie televisiva, interpretata dall’attrice Inger Nilsson. Nella versione originale svedese gli episodi furono 13, in Italia divennero 21 dopo aver frazionato i due film usciti nel 1970.
In Italia la serie è andata in onda in prima visione su Rai Uno nel 1970 ed in seguito molte repliche. Negli ultimi anni è stato riproposto da Disney Channel e da Italia 1. Oggi la serie televisiva di Pippi Calzelunghe è trasmessa sul canale DeAKids, canale per ragazzi di De Agostini Editore contenuto nel bouquet satellitare SKY. Sono tre i film sul personaggio uscito dalla penna di Astrid Lindgren: “Pippi Calzelunghe e il tesoro di Capitan Kid” (1969), “Pippi Calzelunghe e i pirati di Taka-tuka” (1971) e “Quella strega di Pippi Calzelunghe” (1971).
Pippi Calzelunghe è una bambina piena di lentiggini. Ha i capelli rossi, legati in modo eccentrico (due code laterali!). Vivace, un po’ magica e piena di forze (alza con una sola mano il suo cavallo Zietto), generosa ed altruista, un peperino impertinente, vive da sola a Villa Colle assieme al suo cavallo bianco a pois ed alla sua scimmietta. La villa, stravagante come Pippi, è dipinta con colori verde e rosa pastello. Un giorno due bambini, Tommy ed Annika, entrano di nascosto nella villa si imbattono in Pippi Calzelunghe che sta dormendo sottosopra. I tre diventano subito amici e protagonisti di tante avventure.
Il successo di Pippi Calzelunghe si fonda sul suo carattere irriverente e ribelle, con un totale diniego delle autorità. Molti la videro come un simbolo del movimento femminista, ma la sua fu una rivoluzione che appassionava ogni sesso e ogni età.

Sigla della serie TV di Pippi Calzelunghe


martedì 23 novembre 2010

IL TEATRO LA SCALA DI MILANO E' IN CRISI

La casse del Teatro la Scala di Milano sono a secco. Dopo cinque anni consecutivi in cui il bilancio è almeno terminato in pareggio (a parte l’attivo, se così si può considerare, di €49.000 del 2009) La Scala di Milano rischia di chiudere in rosso il 2010. E’ quanto ha affermato, proprio durante lo sciopero del mondo dello spettacolo per i tagli decisi nella Finanziaria 2010, il sovrintendente Stephane Lissner. “I privati possono migliorare la situazione dei teatri, questo è possibile, ma sostituire lo Stato no, non esiste e non esisterà mai. La Scala ha la missione di teatro pubblico”. Se quest’anno verranno tagliati i cinque milioni di euro del Fondo Unico per lo Spettacolo, il teatro simbolo della cultura milanese ed italiana sarà in crisi.
Ai tagli della Finanziaria si aggiunge anche il fatto che la Provincia potrebbe non versare la sua quota parte nella fondazione Scala a causa delle difficoltà finanziarie dovute al crollo del mercato dell’auto che ha tagliato del 30% e per la scissione di Monza che ha portato in Brianza il 20% del budget. Spiega così il presidente della Provincia di Milano Guido Podestà: “La situazione è difficile a livello europeo. Gli Stati non possono garantire i finanziamenti alle fondazioni che fanno cultura e neanche agli enti locali. E quindi noi stessi abbiamo difficoltà a garantire i fondi. Ma non è una situazione voluta dal governo. Noi non abbiamo in questo momento certezze per garantire i fondi per l’anno prossimo. Dobbiamo vedere come chiudiamo l’anno”.
La prima del Teatro la Scala è tradizionalmente prevista il 7 dicembre, giorno di Sant’Ambrogio (il 4 dicembre è invece fissata l’anteprima per i giovani under 30). Sarà “La Valchiria” di Richard Wagner ad inaugurare la stagione. L’opera sarà trasmessa in diretta Italia (Rai 5), ma anche nelle sale cinematografiche di molti altri Paesi. Nella speranza che la cultura non venga abbandonata al suo infelice destino.


CONCORSO DIPINGI TU VAN GOGH

In occasione della mostra Vincent van Gogh “Campagna senza tempo - Città moderna” che si tiene a Roma al Complesso del Vittoriano dall’8 ottobre 2010 al 6 febbraio 2011, Scholès, uno degli sponsor dell’evento, indice il concorso pittorico “Dipingi tu Van Gogh” per dare spazio al genio creativo di tutti gli appassionati di arte che vogliono proporre una propria interpretazione artistica del celebre “autoritratto” dell’artista, manifesto della mostra in programma.
Le immagini degli elaborati, al massimo 2 fotografie con differenti interpretazioni, devono essere inviate entro il 31 gennaio 2011 all’indirizzo info@scholtes.com. Una giuria di esperti selezionerà i lavori ritenuti più interessanti. Tutta la documentazione inerente ai partecipanti e le vantazioni della giuria saranno sottoposte all’esame di un Funzionario Camerale/Notaio preposto al controllo della manifestazione che redigerà apposito processo verbale di assegnazione, dal quale risulterà il nome dei vincitori e la motivazione della scelta. I vincitori del concorso saranno informati della vincita tramite email e raccomandata A/R. Se il concorrente è minorenne l’accettazione scritta del premio e copia del documento di identità dovranno essere del genitore con esplicito riferimento al nominativo del minore che ha partecipato al concorso.
I premi del concorso “Dipingi tu van Gogh” sono:

1° classificato: un viaggio per due persone ad Amsterdam (Olanda) comprensivo di volo A/R per Amsterdam in economy class, per notti in hotel a 4 stelle compresa colazione e due biglietti di ingresso al Van Gogh Museum (valore complessivo del premio €2.000).
2° classificato: un viaggio in treno (seconda classe) A/R per Roma per due persone comprensivo di due notti in hotel a 4 stelle compresa colazione e due biglietti di ingresso al Museo del Vittoriano di Roma (valore complessivo del premio €800).
3° classificato: un viaggio in treno (seconda classe) A/R per Roma per due persone comprensivo di due notti in hotel a 4 stelle compresa colazione e due biglietti di ingresso al Museo del Vittoriano di Roma (valore complessivo del premio €800).


lunedì 22 novembre 2010

CINEMA E TEATRI CHIUSI PER SCIOPERO

Il mondo dello spettacolo è in sciopero: cinema, teatri, circhi, arene per concerti saranno chiuse per protestare contro i tagli previsti dalla Finanziaria 2011. Lo sciopero, organizzato da Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil, coinvolge più di 250.000 lavoratori del settore che chiedono il ripristino del Fondo Unico per lo Spettacolo (FUS), contributo statale ormai ridotto al minimo storico di 288 milioni di euro, la rimessa in vigore delle agevolazioni fiscali, la legge dello spettacolo dal vivo e lo stop alla delocalizzazione delle produzioni cineaudiovisive.
A Roma, alle 10.30, incontro al cinema Adriano, per fare il punto della situazione. Al teatro Carlo Felice di Genova, in programma un concerto di Zubin Mehta in sostegno della protesta. A Milano, dalle 15.00, alla Camera del Lavoro viene organizzato un convegno dove interverranno, tra gli altri, Sergio Escobar, direttore del Piccolo Teatro di Milano, Strephane Lissner, sovrintendente del Teatro alla Scala, e dell’attore Toni Servillo. A Bari, presidio davanti al Teatro Petruzzelli. Alla giornata aderisce anche l’Enc, l’Ente nazionale circhi.
Silvano Conti, coordinatore nazionale Slc Cgil, dichiara preoccupato: “Se i tagli saranno confermati, l’investimento in cultura scenderà allo 0,15% del Pil, rispetto all’attuale 0,3%, mentre la media europea è dell’1,5%. La crisi non sarà più controllabile e il settore chiuderà, malgrado la creatività incida sul Pil del 2,8%. Così rischiamo che il paese butti via la parte migliore di sé, causando una pesante disoccupazione in figure artistiche e tecniche altamente qualificate e poco riproducibili”.


LA PRIMA COSA BELLA

La prima cosa bellaTitolo originale: id.
Nazione: Italia
Anno: 2010
Genere: commedia
Durata: 1h56m
Regia: Paolo Virzì
Sceneggiatura: Francesco Bruni, Francesco Piccolo, Paolo Virzì
Fotografia: Nicola Pecorini
Musiche: Carlo Virzì
Cast: Valerio Mastandrea, Micaela Ramazzotti, Claudia Pandolfi, Stefania Sandrelli, Marco Messeri, Aurora Frasca, Giulia Burgalassi, Isabella Cecchi, Giacomo Bibbiani, Fabrizia Sacchi, Dario Ballantini, Paolo Ruffini


Trama
L’avvicinarsi della morte della vivace ed esuberante Anna riporta il figlio Bruno a ricordare la storia della sua vita, dagli anni ’70 ai giorni d’oggi. Anna, sposata con un uomo che l’ama ma che è troppo geloso e violento, abbandona la sua casa portando con sé Bruno e la sorella Valeria alla ricerca di un sogno impossibile da realizzare. Bruno, ormai uomo maturo, inizia a rendersi conto di comportamenti e situazioni che non aveva mai avuto la forza di comprendere. Gli ultimi giorni di Anna, ormai debilitata dalla malattia seppur tenace, saranno l'occasione per riallacciare rapporti familiari interrotti troppo bruscamente.

Recensione
Un tempo la commedia italiana era talmente in voga tanto da prendersi un genere tutto suo: “la commedia all’italiana”. Monicelli, Risi, Germi e altri registi italiani raccontavano le difficoltà dell’Italia borghese in modo divertente e in apparenza superficiale. “La prima cosa bella”, ultima fatica di Paolo Virzì, può ben definirsi come una valido esempio di quel genere.
La storia è vista dagli occhi dei due figli interpretati, nella versione adulta, da Valerio Mastrandrea e Claudia Pandolfi. Il primo, professore in un pessimo istituto scolastico, poeta fallito a causa della sua persistente autocommiserazione, la seconda, moglie repressa di un vigile che più logorroico non si può. Anna la loro madre, personaggio principale della storia, da giovane è Micaela Ramazzotti, e da anziana, da Stefania Sandrelli. Mastrandrea è da elogiare per la capacità di scrollarsi di dosso il suo essere romano, acquisendo nel linguaggio un perfetto dialetto livornese. La Pandolfi, già con Virsì in “Ovosodo”, recita in modo profondo e appassionato il ruolo della sorella minore, anche lei insicura e frustrata. Virzì, tra ricorrenti flash-back, racconta la storia di Anna, incapace di essere madre per il suo immenso desiderio di essere donna. Micaela Ramazzotti e Stefania Sandrelli riescono nel non facile compito di interpretare la stessa donna in due momenti diversi della propria vita. Essere simili, ma non uguali, con risultati soddisfacenti.
Il film ha un buon ritmo, passa agevolmente dall’Italia anni ‘70 a quella di oggi, grazie anche a personaggi simpatici perché reali. “La prima cosa bella” è un film raccontato principalmente dalle immagini e dalla musica. La fotografia, ben separata tra gli anni ’70 e i giorni d’oggi, è segnata nel primo caso da colori che ricordano tanto le foto d’epoca, più fredda e reale nel secondo. La colonna sonora rappresenta una parte fondamentale. Il titolo del film è tratto dall'omonima canzone di Mogol e Nicola di Bari, cantata per il film da Malika Ayane. Tante sono le canzoni d’epoca, tutte quelle canzoni leggere che piacevano alle persone semplici e raggianti come Anna. Ma Anna è l’esempio di come sia difficile essere genitori e, spesso, si sia responsabili delle vite dei propri figli. Ed il modo di dissacrarlo, tipico della commedia all’italiana, è insito nella scena in cui i due ragazzi di presentano al fratello appena conosciuto. Bruno, con estremo candore, afferma: “E’ una mamma molto importante. A me ha rovinato la vita, a lei pure. Se la conosci magari la rovina anche a te.”
“La prima cosa bella” è un film bello e toccante. La storia è piena di dolore, ma non priva di momenti divertenti. Un esempio di come la commedia all’italiana sia un genere cinematografico ancora attuale e in grado di raccontare interessanti storie di un paese che, nonostante tutto, continua a vivere tra gioie e dolori.

Voto: 78%

Trailer “La prima cosa bella”


lunedì 15 novembre 2010

STANNO TUTTI BENE

Stanno tutti beneTitolo originale: Everybody’s fine
Nazione: Italia, USA
Anno: 2009
Genere: drammatico
Durata: 1h39m
Regia: Kirk Jones
Sceneggiatura: Kirk Jones
Fotografia: Henry Braham
Musiche: Dario Marianelli
Cast: Robert De Niro, Kate Beckinsale, Sam Rockwell, Drew Barrymore, Lucian Maisel, Damian Young, James Frain, Melissa Leo, Katherine Moennig, Brendan Sexton III, James Murtaugh, Austin Lysy


Trama
Frank Goode ha trascorso tutta la vita lavorando in una fabbrica di cavi in modo da non far mancare mai nulla alla sua famiglia. In pensione e da poco rimasto vedovo, si rende conto però di aver trascurato i suoi figli e decide così di radunarli per un barbecue. Tuttavia tutti si dileguano trovando scuse banali. Nonostante il divieto del medico, Frank decide di fare la valigia e partire per un viaggio attraverso gli Stati Uniti, con l’intenzione di fare una sorpresa ad ognuno dei suoi figli.

Recensione
Remake made in USA dell’omonimo film di Giuseppe Tornatore, bello ma poco noto ai più, “Stanno tutti bene” è una commedia agrodolce diretta dal regista Kirk Jones, autore del meraviglioso “Svegliati Ned”. Pur se meno triste dell’originale, il film conserva l’aria malinconica dettata dalla solitudine della vecchiaia. Frank è il classico padre, lavoratore modello per non far mancare nulla ai figli se non il tempo per dedicare loro attenzioni ed affetto. Uno di quei padri ai quali è meglio non dire nulla per non creare problemi e per non farli soffrire. Il punto di riferimento affettivo è la madre, alla quale i figli confidanotutti i problemi e tutti gli insuccessi. Perché quel padre, mai troppo di successo, ripone nei suoi figli tutti i sogni che di persona non è riuscito a realizzare. Se per rispetto per l’eccellenza di entrambi gli attori è inopportuno un paragone tra Robert De Niro e Marcello Mastroianni, si può affermare che “Stanno tutti bene” offre l’opportunità di ammirare una delle migliori interpretazioni di De Niro. La sua intensa interpretazione svolge un ruolo assoluto in questa storia drammatica e sentimentale di un uomo che cerca di ricongiungersi con i suoi figli, un ottimo lavoro nel coinvolgere e mantenere vivo l’interesse del pubblico durante la sua odissea alla ricerca di affetti perduti. Gli episodi surreali nei quali Frank sogna i suoi figli che finalmente gli raccontano come stanno le cose sono lo specchio della sua assunta consapevolezza, difficile da accettare. Perché Frank, che chiama bambini i suoi figli ormai adulti, li vede ancora così perché è forse stato assente durante la loro fanciullezza, troppo preso dal suo lavoro, vissuto come un dovere nei confronti della sua famiglia.
Attorno a De Niro gira un cast di attori di alto livello: Drew Barrymore, nel ruolo di Rosie, non è mai stata così dolce; Kate Beckinsale è meravigliosa negli sguardi; Sam Rockwell riesce con poche e semplici battute a far capire com’è stato il rapporto del padre con i suoi figli.
Buono il contributo della colonna sonora che l’italiano Dario Marinelli realizza nello stesso modo nostalgico e sentimentale di Ennio Morricone, autore di quella presente nel film originale di Giuseppe Tornatore.
“Stanno tutti bene” è un buon remake che conduce lo spettatore in un malinconico road movie alla ricerca dei figli e dei loro affetti. Inoltre regala una magnifica interpretazione di Robert De Niro.

Voto: 74%

Trailer “Stanno tutti bene”


UN'IMPRESA DA DIO

Titolo originale: Evan Almighty
Nazione: USA
Anno: 2007
Genere: commedia
Durata: 1h36m
Regia: Tom Shadyac
Sceneggiatura: Joel Cohen, Steve Oedekerk, Alec Sokolow
Fotografia: Ian Baker
Musiche: John Debney
Cast: Steve Carell, Morgan Freeman, Lauren Graham, Johnny Simmons, Graham Phillips, Jimmy Bennett, John Goodman, Wanda Sykes, John Michael Higgins, Jonah Hill, Molly Shannon, Harve Presnell, P.J. Byrne, Ralph Louis Harris


Trama
Il giornalista televisivo Evan Baxter, da poco eletto al Congresso degli Stati Uniti d'America, diviene improvvisamente il prescelto di Dio per costruire una nuova Arca, proprio come fece Noè. Evan inizia a ad assumere le sembianze del profeta, con barba e capelli che iniziano a crescere velocemente nonostante  provi a tagliarli. Evan inizia allora a costruire l’arca anche se questo gli comporta problemi con la famiglia e con il suo lavoro al Congresso.

Recensione
Quando Dio chiama nessuno dovrebbe esimersi dal rispondere, ma nel caso di “Un’impresa da Dio” questo è avvenuto. Il film, infatti, concepito come seguito di “Una settimana da Dio”, sempre diretto da Tom Shadyac, non ha come protagonista Jim Carrey, impegnato in altri progetti. Dunque il regista riveste Steve Carell nei panni di protagonista, sempre quel Evan Baxter che nel precedente film era invece l’antagonista di Bruce Nolan (Jim Carrey). Sfruttando il successo ottenuto dal “Una settimana da Dio”, ma mancando il protagonista, era necessario trovare una trama interessante e divertente, ma il lavoro affidato agli sceneggiatori non ha portato risultato soddisfacenti. La storia del nuovo Noé che deve costruire un’arca per salvare l’umanità è messa in scena in modo grossolano e la componente religiosa, delicata se proposta in una commedia, è sicuramente non blasfema, ma Dio, in questo caso, non riesce a convincere lo spettatore dell’importanza delle sue richieste e dei suoi insegnamenti. In realtà, appare come un bambino dispettoso che si diverte a torturare il protagonista, rendendolo ridicolo e arrivando a rovinargli la vita. Carrell è un attore divertente, ma non può reggere il confronto con Carrey. Morgan Freeman, ancora nei panni di Dio, delude perché è evidente che sia poco convinto della storia e di come è trattato il personaggio. Inoltre manca lo splendido affiatamento che era nato con Jim Carrey. Nonostante “Un’impresa da Dio” abbia un taglio estremamente ecologista (l’uomo troppo interessato agli affari a discapito dell’ambiente), risulta superficiale il modo in cui viene proposto.
“Un’impresa da Dio” diverte poco (battute poco originali e poco divertenti) e la sua trama è assurda (il nuovo Noé preserva, facendole salite sull’arca, le coppie di animali di tutto il mondo, quando è chiaro che la calamità non riguarda soltanto la cittadina). Un film proponibile ad un pubblico poco esigente e che offre il meglio nei titoli di coda!

Voto: 45%


giovedì 11 novembre 2010

FLORENS 2010

Florens 2010Da venerdì 12 a sabato 20 novembre 2010 Firenze è sede di “Florens 2010”, una settimana di incontri, mostre, workshop, convegni ed eventi finalizzati alla valorizzazione e allo sviluppo economico del patrimonio culturale non soltanto locale ma anche internazionale.
Oltre ad essere un’importante occasione di approfondimento e confronto per gli operatori del settore dei beni culturali e ambientali, Florens 2010 offre anche al pubblico la possibilità di avvicinarsi al mondo della cultura e dell’arte in virtù di un ricco cartellone di eventi: itinerari attraverso botteghe cittadine storiche, proiezioni video ed incontri con autori di libri.
Florens 2010 coinvolge l’intera città di Firenze sarà coinvolta: dai luoghi sacri (Cattedrale, Battistero) a quelli delle istituzioni civiche (Palazzo Vecchio, Palazzo Medici Riccardi, Palazzo Sacrati Strozzi), dai palazzi privati alle piazze, dai musei alle università, dagli “spedali” alle biblioteche, dai teatri alle librerie, fino ai comuni limitrofi di Scandicci, Fiesole, Campi Bisenzio e Bagno a Ripoli.
Tra gli eventi di maggior richiamo Piazza del Duomo è protagonista di un’installazione d’arte urbana: la sua pavimentazione sarà trasformata in un immenso prato fiorito come avvenne nel famoso Miracolo di San Zanobi. Un David a grandezza naturale è alloggiata sugli sproni della Cattedrale, sul sagrato di S. Maria del Fiore e nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio per ripercorrere virtualmente la disputa che la sua collocazione scatenò nel ‘500. Inoltre, a Palazzo Vecchio da giovedì 18 a sabato 20 novembre, si svolge il Forum Internazionale dei Beni Culturali e Ambientali, che vede riuniti esperti, rappresentanti dei più importanti musei del mondo, organizzazioni e istituzioni internazionali. Vengono trattati temi relativi al futuro dei beni culturali e ambientali in Italia e nel mondo, con particolare attenzione sull’evoluzione economica delle città d’arte, sulla gestione del patrimonio e sulle nuove tecnologie per costruire innovazione.
National Geographic Society, che collabora all’iniziativa, organizzerà la tavola rotonda “L’arte a portata di mano”, la mostra fotografica “Polar Obsession”, le proiezioni dei film “Secrets of Florence” e “Great Migration - The making of”.
“Florens 2010” è promossa dalla Camera di Commercio di Firenze, dall’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, dal Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, dalla Regione Toscana, dalla Provincia di Firenze, dal Comune di Firenze e dall’Associazione Partners Palazzo Strozzi (APPS).


THE SOCIAL NETWORK

Titolo originale: id.
Nazione: USA
Anno: 2010
Genere: biografico, drammatico
Durata: 2h01m
Regia: David Fincher
Sceneggiatura: Aaron Sorkin
Fotografia: Jeff Cronenweth
Musiche: Trent Reznor, Atticus Ross
Cast: Jesse Eisenberg, Rooney Mara, Bryan Barter, Justin Timberlake, Dustin Fitzsimons, Patrick Mapel, Andrew Garfield, Joseph Mazzello, Toby Meuli, Alecia Svensen, Aria Noelle Curzon, Calvin Dean, Denise Grayson, John Getz


Trama
Mark Zuckerberg è uno studente all’università di Harvard. E’ un ottimo programmatore ma non gode di popolarità. Nessuna associazione studentesca lo ha accettato e viene improvvisamente. Nell’arco di una notte Zuckerberg crea FaceMash, un sito dove vengono messe a confronto le foto delle studentesse di Harvard e dove gli utenti possono votare la più bella tra due ragazze, scelte a caso di volta in volta. Il sito viene talmente visitato da mandare in tilt la rete universitaria. Anche se la storia lo mette nei guai con l’università, viene notato dai gemelli Cameron e i loro soci, alla ricerca di un programmatore per “Harvard Connection”, un sito che connetta online gli studenti di Harvard. Poco dopo il colloquio con i gemelli e l’accordo con questi, Zuckerberg chiede al suo amico Eduardo Saverin mille dollari per finanziare il progetto di “Thefacebook”, un sito concettualmente molto (troppo) simile a quello appena propostogli, in cambio del 30% dei profitti. Nasce così la storia di Facebook, il social network più famoso al mondo.

Recensione
Facebook in pochi anni è divenuto il fenomeno sociale più famoso al mondo. Narrarne la storia al cinema, sfruttandone la popolarità, poteva sembrare un’operazione commerciale priva di ogni valore cinematografico. Se però la regia del film, dal titolo “The social network” porta la firma di David Fincher, autore di perle come “Se7en”, “The game - Nessuna regola” e “Fight Club”, era lecito aspettarsi qualcosa di notevole. Ed, infatti, il film mostra le qualità tipiche dei film girati dal regista californiano. In primis, il film può, a tutti gli effetti, si pregia di eccezionali qualità tecniche. Il direttore della fotografia Jeff Cronenweth, lavorando in piena sintonia con Fincher, già con lui nei film “Fight Club” e in “Se7en”, si rende autore di una fotografia splendida nonostante gran parte delle scene, girate in notturna, siano prive di sufficiente luminosità. Molto è dovuto all’utilizzo della Red One, videocamera digitale che consente di realizzare riprese con un’ampia profondità di campo senza perdere nulla in termini di illuminazione.
Partendo dal libro “Miliardari per caso” di Ben Mezrich, lo sceneggiatore Aaron Sorkin costruisce una storia semplice ma accattivante. Dal punto di vista strutturale si avvale in modo efficace dei flashback: partendo dalle deposizioni di Zuckerberg e degli altri attori della causa che lo vide citato per plagi, introducendo i vari personaggi e gli eventi che li hanno visti protagonisti. discussione. Il mistero attorno al personaggio di Zuckerberg si dissolve man mano che la sua creatura, Facebook, cresce. Sorkin dimostra anche una acuta conoscenza della costruzione dei personaggi, creando un protagonista odioso ma frustrate, ma del quale si può provare anche una certa simpatia, perché privo di “certezze sociali” (sex appeal con le donne e popolarità tra gli amici) che lo accomunano a molti. C’è il rispetto per un ragazzo che, nel bene e nel male, è riuscito a realizzare la sua idea: la creazione di un sistema di amicizie che andasse oltre il fenomeno delle confraternite dei college americane, troppo elitarie e discriminanti. “The social network” descrive la storia di un ragazzo che ha esteso il concetto dell’amicizia, dando la possibilità di ritrovare persone perse nel passato di ognuno oppure di ritrovare con facilità la ragazza conosciuta ad una festa. Dopo aver costruito il suo impero basato sulle relazioni sociali, il ragazzo però rimane un ragazzo solo, incapace di socializzare nel senso più tradizionale: il nerd rimane nerd, anche se pieno di soldi. Piace anche il modo in cui ha riportata sullo schermo la componente ironica presente nel libro: dai colloqui fatti a base di alcool, agli uffici/casa con piscina con tanto di feste, ai biglietti da visita irriverenti. I dialoghi, privi di termini “facebookiani” o da web 2.0 (se non per un “ti taggo” e poco altro), offrono spunti su tante tematiche senza mai annoiare con discorsi prolissi e poco comprensibili.
“The social network” è anche una ottima vetrina per il cast, un gruppo eclettico ed interessante di giovani attori. Fincher, che ha peso sufficiente per ottenere i più grandi nomi dello star business cinematografico, ha preferito attori emergenti o del tutto sconosciuti. Jesse Eisenberg, attore in diversi film di qualità ma mai divenuti dei blockbuster, interpreta Zuckerberg come un freddo e determinato geek, ottimista e lungimirante. Il suo sguardo spesso perso nel vuoto, i suoi silenzi, descrivono il suo senso di vuoto e di incapacità di risolvere le sue distanze sociali se non attraverso l’utilizzo della tecnologia. L’amico Eduardo Saverin, interpretato brillantemente da Andrew Garfield, è un personaggio molto più simpatico, cordiale ed attraente, tratti utili ad aumentare l’impatto della tragedia causata dal tradimento di Zuckerberg che ha distrutto loro amicizia. Justin Timberlake, ormai sempre più attore e sempre più bravo, appare un tantino troppo sbarbatello da dare l’impressione che il suo Sean Parker, parner finanziario di Shawn Fanning, creatore di Napster, sia in realtà la pedina fondamentale che diede il via al passaggio di Facebook da un target universitario ad uno planetario.
Dopo aver visto “The social network” sarà evidente che il film non si limita ad essere la storia della fondazione di Facebook. E’ una storia di amicizia, di ambizione e di tradimento, la storia di un ragazzo le cui azioni hanno mandato in rovina tutte le sue relazioni sociali (quelle poche che aveva), in particolare quella con il suo migliore amico e partner d’affari. E’ la storia di come un’idea, originata da motivi del tutto personali, sia diventata, per caso e per astuzia, uno dei più grandi successi economici mondiali.
“The social network” è un film incredibilmente accattivante che, pur ruotando essenzialmente attorno all’invenzione di Facebook, si concentra molto sull’essere umano: come essere accettati dagli altri e sentirsi parte di un gruppo; l’amicizia e come gli interessi personali possano corromperle; come un’idea si può trasformare in un’impresa di successo attraverso capacità creative, di vendita e di gestione. “The Social Network” è un trionfo sotto tutti gli aspetti: recitazione, sceneggiatura e regia. Non definisce soltanto il concetto di social networking, ma la generazione che se ne nutre. Una generazione fatta di relazioni sociali. Tutti possono rapportarsi alla storia in un modo o nell’altro, il che rende il film assolutamente da vedere.

Voto: 88%


mercoledì 10 novembre 2010

UNA SETTIMANA DA DIO

Una settimana da Dio
Titolo originale: Bruce Almighty
Nazione: USA
Anno: 2003
Genere: commedia
Durata: 1h41m
Regia: Tom Shadyac
Sceneggiatura: Steve Koren, Mark O’Keefe, Steve Oedekerk
Fotografia: Dean Semler
Musiche: John Debney
Cast: Jim Carrey, Morgan Freeman, Jennifer Aniston, Philip Baker Hall, Steve Carell, Catherine Bell, Lisa Ann Walter, Nora Dunn, Eddie Jemison, Paul Satterfield, Mark Kiely, Sally Kirkland, Lou Felder, Christopher Darga


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Trama
Bruce Nolan lavora in una nota emittente televisiva di Buffalo. E’ un reporter, ma il suo desidero è diventare un anchorman, ma vede svanire ogni possibilità quando il posto viene assegnato al suo collega, e antagonista, Evan Baxter. Bruce vive con Grace, la sua ragazza, ed il cane Sam. Insoddisfatto per la sua vita monotona e  per il lavoro, al termine di una pessima giornata, Bruce sfoga tutta la sua rabbia rivolgendosi a Dio in modo insolente ed irrispettoso dandogli la colpa della sua vita poco appagante. Dio, stanco di tutte le provocazioni, gli si presenta di fronte in forma umana. Decide di prendersi una settimana di vacanza, offrendo a Bruce tutti i suoi poteri divini, sfidandolo a svolgere il suo lavoro.

Recensione
L’uomo è molto spesso insoddisfatto a causa di una vita che non sempre gli regala episodi piacevoli. Il lavoro e la vita sentimentale possono essere motivo di problemi a causa della monotonia e della smodata ambizione. Prendersela con se stesso? Ma no, è più facile prendersela con Dio. E se Dio si “vendicasse” del comportamento cedendogli il suo posto? Fare una commedia mettendo Dio tra i protagonisti era un’operazione delicata: facile cadere nell’irriverente e nel blasfemo. “Una settimana da Dio” non solo riesce ad essere rispettoso, ma offre spunti di riflessioni validi sulla vita e sulla spiritualità degli individui che spesso si sentono vittime, ma in realtà la causa delle proprie sventure.
Una struttura narrativa ben costruita con scene divertenti che si succedono con ritmo incalzante consentono di ridere senza mai scivolare nella banalità e nell’inutile sarcasmo.
Jim Carrey, diretto da Tom Shadyac dopo “Ace Ventura - L’acchiappanimali” e “Bugiardo bugiardo”, si mostra nella sua veste di mattatore pur riuscendo ad essere valido quando il film vira nel sentimentale e del drammatico. Jennifer Aniston conferma le sue doti comiche mostrandosi dolce e romantica. Morgan Freeman offre un volto simpatico e “umano” di Dio, padre premuroso, sempre pronto a dispensare parole sagge e moniti garbati. Funzionano bene i dialoghi tra Carrey e Freeman, segno che i due attori godono di un affiatamento non forzato. La colonna sonora di “Una settimana da Dio” transita dalla tecno “The Rockafeller Skank” dei Fatboy Slim alla calda voce di Barry White in “God gave me everything”, non disdegnando hit pop come “I’m with you” di Avril Lavigne”: un lavoro ben fatto. La fotografia si adatta alle situazioni “divine” abbondando con il candido bianco.
Facile riconoscersi nel personaggio di Bruce, perché spesso molti credono che Dio ignori la vita dei suoi figli.  In realtà, poi, neanche l'uomo sa quale direzione deve prendere la sua vita (“Da quando in qua le persone sanno quello che vogliono?”). Dio è presente ovunque con noi e che anche l’uomo ha il potere e il dovere di cambiare la propria vita (“Vuoi vedere un miracolo, figliolo? Sii tu il tuo miracolo!”
“Una settimana da Dio” è una commedia divertente che riesce a raccontare con ironica il lavoro di Dio, dall’apparenza semplice, senza offendere la sensibilità dei credenti. Gags esilaranti dettate dalla performance di Jim Carey in perfetta sintonia sia con Morgan Freeman che con Jennifer Aniston ne fanno un film esilarante che regala anche una morale per nulla superficiale.

Voto: 76%

Trailer “Una settimana da Dio”


lunedì 8 novembre 2010

LINDSAY LOHAN NUDA

Lindsay Lohan nuda nel film Machete
Lindsay Lohan è nuda in “Machete”, l’ultimo film di Robert Rodriguez, regista autore di film come “Desperado”, “Dal tramonto all’alba” e “Grindhouse - Planet of terror”. L’attrice, negli ultimi tempi nei guai con la giustizia, in carcere per aver violato le restrizioni dopo una condanna per guida in stato di ebbrezza, si spoglia degli abiti in alcune scene e si diletta in un ménage à trois a sfondo lesbo. Lindsay Lohan mostra il seno nudo (rifatto?) confermando le sue intenzione ad apparire come una bad girl, tra anoressia (anche se ultimamente appare ingrassata) ed eroina.
Ecco il video scandalo che vede Lindsay Lohan nuda nel film “Machete”:

Lindsay Lohan nuda nel film Machete

Clicca questa immagine per fa partire per il video completo...


sabato 6 novembre 2010

CROLLA LA CASA DEI GLADIATORI DI POMPEI

Crolla
Dopo aver resistito all’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. che distrusse l’antica città di Pompei, “Casa dei gladiatori” o “Armeria dei gladiatori” è crollata oggi a causa delle avverse condizioni del tempo. Ma le intemperie sono avvenimenti gestibili e maggiori accorgimenti avrebbero potuto salvare quella che gli archeologi ed appassionati di storia classica chiamano “Schola Armaturarum Juventus Pompeiani”. Dunque la maggiore responsabile di questa immane sciagura è l’incuria. Lo ha capito bene il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha affermato indignato: “Quello che è accaduto a Pompei dobbiamo, tutti, sentirlo come una vergogna per l’Italia. E chi ha da dare delle spiegazioni non si sottragga al dovere di darle al più presto e senza ipocrisie”.
La “Casa dei gladiatori”, ubicata in via dell’Abbondanza, strada principale dell’area archeologica di Pompei, in origine ospitava gli armadi lignei dove venivano conservate le armi, mai ritrovate, dei gladiatori. Al suo interno la “juventus pompeiana” si allenava alla lotta, utilizzandola principalmente come magazzino degli “strumenti”. L’edificio era chiuso al pubblico, ed infatti era possibile ammirarla dall’esterno dove si trovavano gli affreschi esterni dei gladiatori. All’ingresso, infatti, erano visibili a destra e a sinistra della porta, due pilastri istoriati con trofei in ricordo di Cesare Augusto: quello di sinistra con armi accatastate ai piedi di un tronco e, in basso, una tunica decorata con tritoni e grifi alati. Sopra, un elmo e ai lati alcune lance. In alto, un tunica rossa; sul pilastro di destra, invece, un carro ricoperto da una pelliccia di orso bianco, era circondato da scudi e lance.
Il crollo, secondo le prime ipotesi degli esperti, sarebbe dovuto al materiale utilizzato per il restauro e alle infiltrazioni d’acqua. La “Casa dei gladiatori”di Pompei da anni era “in attesa di essere ristrutturata”. Secondo il sindaco di Pompei, Claudio D’Alessio, il crollo dell’edificio era del tutto prevedibile: “Succede quando non c’è la dovuta attenzione e cura. C’è il dispiacere tipico di una comunità di un territorio su cui vi è il museo all’aperto più grande del mondo e che purtroppo viene trascurato. In passato sono stati persi molti fondi, che non venivano utilizzati, e non sono state avviate le procedure per il restauro. “Scontiamo la mancanza di un coinvolgimento in questo tipo di iniziative. Ci limitiamo a fare appelli sensibili e solerti nel sollecitare l’attenzione che il sito necessita”.


FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA 2010: I VINCITORI

Il Festival di Roma 2010 decreta vincitore, assegnando il Marc’Aurelio d’oro come miglior film miglior a “Kill Me Please” del regista belga Olias Barco. Una commedia nera sul tema dell’eutanasia che mostra un umorismo cinico e originale messo in scena da un cast meraviglioso. Il premo è stato tributato dalla giuria internazionale composta da Sergio Castellitto, Natalia Aspesi, Ulu Grosbard, Patrick McGrath, Edgar Reitz e Olga Sviblova.
Il Gran Premio della Giuria Marc’Aurelio è stato attribuito ad “In un mondo migliore” della regista danese Susanne Bier. Il film, una storia di amicizia che deve subire la violenza della vita quotidiana, viene premiato anche dal pubblico con il Premio Marc’Aurelio del Pubblico al miglior film.
Premio Speciale della Giuria, a buon diritto, a “Poll” di Chris Kraus, un film che si snoda tra ossessione scientifica e necrofilia, sullo sfondo di ideologie razziste.
Il Miglior Attore Maschile del Festival Internazionale del Film di Roma è stato per tutti il nostro Toni Servillo protagonista di “Una vita tranquilla” di Claudio Cupellini.
Il premio per la Miglior Interprete Femminile va invece a tutto il cast femminile di “Las Buenas Hierbas” di Maria Novaro, un storia che, tra gravi malattie e rimedi naturali, tiene insieme una madre e le sue figlie.
La Targa speciale del Presidente della Repubblica al film che più di tutti enfatizza i valori umani e sociali è andata al docufilm iraniano “Dog Sweat” di Hossein Keshavarz, un film illegale, clandestino, perché senza permessi né visti di censura.
Il Miglior Documentario è “De Regenmakers” di Floris-Jan Van Luyn, un’inconsueta visione della Cina e della sua situazione ecologica. Il film vince, infatti, anche il Premio WWF per la biodiversità. Premio Marc’Aurelio Esordienti al regista danese Kaspar Munk, autore del film “Hold Om Mig”, la storia di quattro adolescenti che si ritrovano per un equivoco creatosi in classe ad essere responsabili e vittime al tempo stesso di un gioco pericoloso.
Il Festival di Roma 2010 ricorda un premio ufficiale la sceneggiatrice italiana Cecchi d’Amico, scomparsa lo scorso 31 luglio.

Segue la lista di tutti i vincitori del Festival di Roma 2010:
Premio Marc’Aurelio della Giuria al miglior film
Kill me please, regia di Olias Barco

Gran Premio della Giuria Marc’Aurelio
In un mondo migliore, regia di Susanne Bier

Premio Speciale della Giuria Marc’Aurelio
Poll, regia di Chris Kraus

Premio Marc’Aurelio della Giuria al miglior attore
Toni Servillo - Una vita tranquilla

Premio Marc’Aurelio della Giuria alla migliore attrice
Tutto il cast femminile di Las Buenas hierbas

Targa Speciale del Presidente della Repubblica Italiana al film che meglio mette in rilievo i valori umani e sociali

Premio Marc’Aurelio del Pubblico al miglior film
In un mondo migliore, regia di Susanne Bier

Premio Marc’Aurelio al miglior documentario (sezione L’Altro Cinema|Extra)
De Regenmakers, regia di Floris-Jan Van Luyn

Premio Marc’Aurelio Esordienti
Kaspar Munk – Hold Om Mig

Premio Alice nella città (8-12 anni)
I Want To Be a Soldier, regia di Christian Molina

Premio Alice nella città (13-17 anni)
Adem, regia di Hans Van Nuffel

Premio Marc’Aurelio all’attore
Julianne Moore

Premio Libera Associazione Rappresentanti di Artisti (LARA) al miglior interprete italiano
Francesco Di Leva – Una Vita Tranquilla

Premio Enel Cuore al miglior documentario sociale (sezione L’Altro Cinema|Extra):
Diol Kadd. Vita, diari e riprese in un villaggio del Senegal, regia di Gianni Celati

Premio Farfalla d’oro - Agiscuola:
Kill Me Please, regia di Olias Barco

Premio Focus Europe al Miglior Progetto Europeo
Director’s Cut, regia di Nader Takmil Homayoun

Eurimages Co-Production Development Award
Chaika, regia di Miguel Ángel Jiménez

Premio Selezione [CINEMA.DOC] al Miglior documentario italiano
Le Radici e le Ali, regia di Claudio Camarca e Maria Rita Parsi

Premio Politeama Catanzaro - Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. La Grande Musica per il Cinema
Annette Focks - Poll

Premio HAG - Pleasure Moments
The Promise: The Making of Darkness on the Edge of Town, regia di Thom Zimny

Premio Lancia Musa e Diva
Micaela Ramazzotti e Cristiana Capotondi

Premio WWF per la biodiversità
De Regenmakers, regia di Floris-Jan Van Luyn

3 Social Movie Star Award
Fabrizio Gifuni


giovedì 4 novembre 2010

ALESSANDRA MASTRONARDI SEXY LAP DANCER PER GQ

Alessandra Mastronardi, resa famosa per il personaggio di Eva ne “I Cesaroni”, ha deciso di dare una svolta alla sua carriera. La Mastronardi, forse stanca di essere identificata con il personaggio di brava ragazza, timida e introversa, in alcune interviste ha tenuto a precisarci: “Io sono Alessandra, non Eva!”. Il ruolo di attrice, infatti, deve essere poliedrico. In realtà Alessandra Mastronardi ha avuto modo di dimostrare le sue doti drammatiche grazie alla serie tv “Romanzo Criminale”, nel ruolo di Roberta, fidanzata del Freddo. Una storia d’amore che è andata al di là del set, tanto che la Mastronardi si è innamorata dell’attore Vinicio Marchioni, interprete, per l’appunto, del Freddo.
Alessandra Mastronardi, grazie ad un servizio fotografico realizzato dalla rivista GQ, si è mostrata nel suo lato sexy in una lap dance molto intrigante. Ecco il video nel quale Alessandra Mastronardi, versione sexy, si esibisce in una lap dance:


mercoledì 3 novembre 2010

RAPIMENTO E RISCATTO

Film Rapimento e riscatto
Titolo originale: Proof of life
Nazione: USA
Anno: 2000
Genere: azione
Durata: 2h15m
Regia: Taylor Hackford
Sceneggiatura: Tony Gilroy
Fotografia: Slawomir Idziak
Musiche: Danny Elfman
Cast: Meg Ryan, Russell Crowe, David Morse, Pamela Reed, David Caruso, Anthony Heald, Stanley Anderson, Gottfried John, Alun Armstrong, Michael Kitchen, Margo Martindale, Pietro Sibille


Trama
L’ingegnere Peter Bowman viene rapito da un gruppo di guerriglieri durante i lavori per la costruzione di una diga in Sud America. La moglie Alice riceve la visita di Terry Thorne, un ex militare australiano specializzato nella negoziazione di ostaggi. Thorne viene inviato in Sud America dalla compagnia di assicurazione, ma poco dopo si scopre che l’azienda ditta per cui lavorava Bowman aveva annullato la polizza sui rapimenti. Thorne allora rientra a Londra ma Alice, disperata, gli chiede di occuparsi ancora del caso. Thorne accetta, mette insieme un gruppo di amici fidati, e parte con l’obiettivo di riportare indietro l’ostaggio sano e salvo.

Recensione
I rapimenti, soprattutto quelli operati nelle zone “calde” del mondo, rappresentano un argomento di attualità. Quello di cui i giornali spesso non parlano è il lavoro di coloro che fanno del recupero degli ostaggi il proprio mestiere. “Rapimento e riscatto” non si limita, per fortuna, ad essere un film d’azione alla “Rambo in action”. Gran parte del film, infatti, si svolge in un’atmosfera calma nella si possono conoscere molte delle modalità di mediazioni sui riscatti. Taylor Hackford, con una regia competente ed equilibrata, riesce a trasmettere, grazie anche all’ottima performance di Russel Crowe, il turbine di sentimenti contraddittori del protagonista: il sacrificio per una professione difficile e l’amore irrealizzabile per una donna che ama il proprio marito ma che gli non rimane indifferente. Dunque poco spazio all’effettismo e molto realismo e ottima spiegazione della psicologia dei personaggi. Tuttavia funziona poco e male il personaggio di Alice Bowman. Meg Ryan è incantevole, forse troppo. Per tutto il film sfoggia un look impeccabile fatto di vestiti meravigliosi, capelli e trucco perfetto. Un personaggio per nulla reale. Anche la storia d’amore, appena accennata, non funziona e diviene soltanto un inutile pretesto per distogliere l’attenzione nei confronti della trama principale. a togliere la spinta principale della pellicola.
La fotografia si serve dei meravigliosi paesaggi sudamericani, ma è particolare quella degli interni che insegue, attraverso speciali filtri colorati, i diversi stati d’animo dei protagonisti. D’atmosfera la colonna sonora del maestro Danny Elfman.
“Rapimento e riscatto” è un film ben diretto e narrato, anche se leggermente lungo (si poteva tagliare qualche scena inutile).

Voto: 74%


SAPORI E DISSAPORI

Poster film Sapori e dissapori
Titolo originale: No reservations
Nazione: Autralia, USA
Anno: 2007
Genere: commedia, sentimentale
Durata: 1h44m
Regia: Scott Hicks
Sceneggiatura: Carol Fuchs
Fotografia: Stuart Dryburgh
Musiche: Philip Glass
Cast: Catherine Zeta-Jones, Aaron Eckhart, Abigail Breslin, Patricia Clarkson, Jenny Wade, Bob Balaban, Brían F. O'Byrne, Lily Rabe, Eric Silver, Arija Bareikis, John McMartin, Celia Weston, Zoë Kravitz


Trama
Kate è una chef di successo, esperta ma scrupolosa a livelli maniacali. Un giorno la sorella perde la vita in un incidente stradale, e Kate deve così prendersi della piccola Zoe, sua nipote. Durante la sua breve assenza, la proprietaria del ristorante assume Nick come secondo chef. Nick conquista il resto del personale con la sua simpatia e Kate avverte questa situazione come una minaccia, ma al tempo stesso si sente anche lei attratta dal fascino del nuovo arrivato.

Recensione
Remake del film tedesco, ma di coproduzione europea, “Ricette d’amore” che vedeva nei panni del nuovo chef Sergio Castellitto, “Sapori e dissapori” è una divertente commedia romantica in ambito culinario. Il regista Scott Hicks, autore del meraviglioso Shine, dirige con toni leggeri ma raffinati una commedia che fa leva sull’odio e amore tra i due protagonisti. Catherine Zeta-Jones, dopo una serie di lezioni di cucina per poter interpretare la parte di Kate, interpreta il ruolo della chef di successo, troppo dedita al suo lavoro che, d’un tratto, si ritrova ad impegnarsi in faccende personale che rischiano di minare la sua professionalità. Aaron Eckhart, scarmigliato ma sempre affascinante, si offre con tutta la sua simpatia ed il sex appeal che trova molto feeling con la Zeta-Jones. Buona la prova della piccola Abigail Breslin, disinvolta e amabile complicazione piombata nella vita della protagonista. A differenza, infatti, di quanto accade generalmente per questo genere di film, “Sapori e dissapori” mostra anche un aspetto drammatico. Intenso è, infatti, il pathos dell’improvvisa morte della sorella e le sue difficoltà di gestire ed educare una bambina non vengono poste in secondo piano. Protagonista del film è la cucina con i suoi colori resi in modo impeccabile dalla fotografia di Stuart Dryburgh. Philip Glass è invece l’autore della colonna sonora di “Sapori e dissapori”, pregevole nel suo spaziare tra Luciano Pavarotti, Liz Phair, Michael Bublé e Paolo Conte.
Malgrado la sceneggiatura sia semplice e scontata, il film regala una piacevole serata .

Voto: 63%


lunedì 1 novembre 2010

CARAVAGGIO E CARAVAGGESCHI A FIRENZE

Dal 22 Maggio al 17 Ottobre 2010 (prorogata al 9 gennaio 2011) si tiene presso la Galleria Palatina del Palazzo Pitti e la Galleria degli Uffizi la mostra “Caravaggio e i Caravaggeschi a Firenze”. Oltre 100 opere, in gran parte dipinti, ma anche un serie di disegni, del Caravaggio e dei Caravaggeschi, pittori del ‘600 che si uniformarono al suo modo di dipingere, una raffigurazione della realtà quotidiana attraverso il riconoscibile impiego dei contrasti tra luce ed ombra. Merito dei Medici, impegnati a fare proprie tutte le nuove interessanti attività artistiche, iniziarono a acquisire molte opere di Caravaggio e dei Caravaggeschi. Firenze, dunque, divenne il centro di quegli artisti che dettero luogo ad una stagione caravaggesca che contribuì a produrre straordinari dipinti che sono restati alla città di Firenze che dopo Roma vanta la più importante raccolta di quadri caravaggeschi al mondo. Artemisia Gentileschi, Battistello Caracciolo, Cecco del Caravaggio e Gerrit Honthorst furono soltanto alcuni di quegli artisti dei quali è possibile ammirare le opere nella mostra “Caravaggio e i Caravaggeschi a Firenze”.
Le opere più importanti della mostra sono rappresentate dai sei celebri capolavori del Caravaggio della Galleria Palatina e degli Uffizi (il Bacco, l’Amorino dormiente, la Medusa, il Cavadenti, il Sacrificio di Isacco e il Cavaliere di Malta), ai quali si aggiungono due nuovi dipinti che ultimamente sono stati attribuiti al Caravaggio: il “Ritratto di Maffeo Barberini” e il “Ritratto di cardinale”.
La mostra “Caravaggio e i Caravaggeschi a Firenze” è promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, con la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Toscana, la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze con la Galleria Palatina e la Galleria degli Uffizi, Firenze Musei, l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze.

Info
Sede: Palazzo Pitti - Piazza Pitti, 1 - Firenze
Sede: Galleria degli Uffizi - Piazzale degli Uffizi - Firenze
Periodo: 22 maggio 2010 - 9 gennaio 2011
Orari: 8.15 -18.50 (tutti i giorni), chiuso lunedì
Ingresso: adulti €12,00 (comprensivo dell’ingresso al museo), ridotto €6,00, gratis per gli under 18 e gli over 65
Tel: 055294883 (infos e prenotazioni)
Note: E’ possibile acquistare la Caravaggio Card che consente l’ingresso alle due sedi della mostra e alla mostra “Caravaggio e la modernità” che si tiene presso la Villa Bardini (Costa San Giorgio, 2 - Firenze) comprensiva anche delle prenotazioni d’ingresso che consentono di non fare le code: intero €25,00; ridotto €14,50 per i cittadini UE tra i 18 ed i 25 anni; €4,00 per i cittadini UE sotto i 18 e sopra i 65 anni.